C’è un angolo del Mediterraneo dove il tempo sembra essersi fermato: è la Corricella, il più antico borgo marinaro di Procida, un anfiteatro di case color pastello affacciate sul mare, conservato quasi intatto nei secoli. Le abitazioni, addossate le une alle altre e collegate da scale, archi e stretti passaggi, raccontano ancora oggi l’antica anima marinara dell’isola.
Tra queste case, questi vicoli e questo mare, Massimo Troisi ha consegnato al cinema uno dei suoi film più amati e anche l’ultimo, Il Postino, legando per sempre alcuni scorci dell’isola alla memoria del suo cinema. Procida è diventata così anche un luogo dell’immaginario cinematografico, capace di trasformare i suoi paesaggi in scenari che continuano a vivere nella memoria di chi li ha visti sul grande schermo.
Ma Procida è soprattutto un’isola della letteratura. Qui Elsa Morante trovò l’ispirazione per L’isola di Arturo, il romanzo con cui vinse il Premio Strega nel 1957 e che, qualche anno più tardi, ispirò l’omonimo film di Damiano Damiani, girato proprio sull’isola.
Al centro di quell’universo narrativo c’è la celebre Casa dei Guaglioni, oggi trasformata in una struttura ricettiva: una dimora immersa tra giardini e vigneti, affacciata sullo stesso paesaggio che ha fatto da sfondo alla storia di Arturo e che ancora oggi sembra custodirne l’atmosfera.

A dominare l’isola dall’alto è Terra Murata, il suo nucleo più antico, raccolto intorno all’Abbazia di San Michele Arcangelo. Qui sorge anche Palazzo d’Avalos, nato come dimora signorile nel Cinquecento e successivamente trasformato in carcere: un luogo austero e affascinante nel quale la storia dell’isola si intreccia con quella di generazioni di uomini che vi furono rinchiusi. Dall’alto lo sguardo abbraccia la Corricella e si perde nel Golfo di Napoli, restituendo forse una delle immagini più intense di Procida.
E poi c’è la sua anima più selvaggia, Vivara, il piccolo isolotto collegato a Procida da un ponte e oggi riserva naturale: è ciò che resta di un antico cratere vulcanico, ricoperto da una fitta vegetazione mediterranea e circondato da un mare sorprendentemente trasparente. Vista dall’alto, con la sua caratteristica forma arcuata, Vivara ricorda l’origine vulcanica di tutto questo paesaggio e conserva una dimensione quasi primordiale, in netto contrasto con il fitto intreccio di case e vicoli dell’isola abitata.
La natura vulcanica ha infatti modellato profondamente Procida: le sue coste frastagliate, le insenature, le falesie e le spiagge scure raccontano una storia geologica antichissima. È una natura meno spettacolare e imponente di quella di altre isole del Golfo, ma forse proprio per questo più discreta, raccolta e intimamente mediterranea.

Nel 2022 Procida è stata Capitale Italiana della Cultura, la prima isola a ricevere questo riconoscimento. Il progetto, significativamente intitolato “La cultura non isola”, ha raccontato un territorio piccolo nelle dimensioni ma straordinariamente ricco di storia, tradizioni e relazioni, facendo dell’insularità non una condizione di isolamento, ma un luogo di incontro e di apertura verso il mondo.
Procida, nel frattempo, è cambiata. Non è più l’isola povera e appartata raccontata da Elsa Morante, ma una destinazione sempre più amata dai viaggiatori. Eppure, nonostante il turismo e il trascorrere del tempo, ha saputo custodire qualcosa di profondamente suo: un’identità autentica, fatta di mare, colori, silenzi, tradizioni e memoria.
Forse è proprio questo il fascino di Procida: essere cambiata senza smettere di assomigliare a se stessa. Un’isola che il cinema ha raccontato, la letteratura ha trasformato in mito e la cultura ha restituito al mondo, mentre la natura continua silenziosamente a ricordarne le origini.
Un’isola piccola, eppure capace di contenere molti mondi.
Non perdere l’occasione di navigare tra le acque di Procida. Scopri le date disponibili su OkDock.


